Ti auguro un Natale che non faccia rumore,
ma che sappia abitare in ogni angolo del cuore,
come la polvere bianca che danza nell’aria
o il calore che sboccia da un raggio di sole.
— Elena Nen —

Ti auguro un Natale che non faccia rumore,
ma che sappia abitare in ogni angolo del cuore,
come la polvere bianca che danza nell’aria
o il calore che sboccia da un raggio di sole.
— Elena Nen —

Non so in quante vite le nostre anime si sono incontrate.
O quante volte, senza sapere, per secoli si sono evitate attraversando i tempi.
Io non ricordo, oppure non lo so.
In questa vita, siamo soltanto ombre
senza domani.
La nebbia senza nome ci confonde.
Ma, io , ti sento. Ti sento nel gocciolare della rugiada, nel grido ferito del vento e nel russare della terra sotto i miei piedi, che mi calma.
Non è un sogno. È solo un battito di vita.

Prevale il vento di primavera,
un graffio che increspa l’eco,
di questo tempo, che spinge
aspro, nel mio universo.
Solcare prati perenni, spezzare
il cemento che sbarra il passo
sul suono del silenzio che brucia;
io respiro fuoco, nel mio cuore affamato,
di luce pura e inchiostro sulla pelle.
Sfiora l’ombra di quel sorriso ambiguo,
nel battito di questa terra che trema,
vibra, dentro la morsa di questo sole invitto.
@ Elena Nen 2026

Raccontaci del tuo primo giorno in qualcosa: a scuola, al lavoro, come genitore, ecc.
Non ero pronta per essere madre, ma nel momento in cui ho preso per la prima volta mio figlio tra le braccia e l’ho guardato, ho sentito il suo battito nel mio e ho capito che lui è e sarà per sempre il mio tutto, il capolavoro della mia vita. -> Elena Nen
Come posso sciogliermi nel mare? Quando scuote le onde al sentir pulsare il sole in fondo a sé, mentre bacia la febbre stesa sulla prua che ha sapore dei tuoi occhi, in me.
Al chiarore di luna — sull’ombre e lame — resto inchiodata ma l’essenza sbanda, vibra quando il tuo respiro soffia come il vento, in me.
Come posso tornare senza un peso? Quando mi perdo nel tempo, che m’urla all’orecchio “non c’è più tempo!” mentre le lancette, chiodi nel muro, chiudono le.porte dietro di me.
Ed io, un ultimo sguardo al crollo dei minuti: disfarmi del sogno è tutto quel che so. Tornare lì, dove l’abisso mi regna poi mi imprima in un glossario.

Tu eri il mio tutto,
ed io ero il tuo.
Eravamo un’orbita chiusa,
senza i sussurri di campo magnetico.
Ma una stella cadente,
volle che tutto si spegnesse,
e il cielo della notte crollasse…
dal mio orizzonte.
E nell’assenza di quella dolce gravità,
il mio eco di torpore imparava a respirare il silenzio.

Sogno metalli lucenti. I miei passi affonda nel verde con la colpa del piombo.
Il respiro è terra che scava, dove il mio peso cede.
Salgo al luogo arcano – tutto è sordo – dove la cima di roccia taglia il cielo e sfida l’aria muta.
Tra spine di gelo il coraggio si schiude, le mani impastano l’aria densa in figure di vento. Poi tace.
La panca: una fredda pietra; un luogo segreto, mi esige la verità non detta.
Tolgo di dosso la pelle delle ore morte e della paura, per scorticarmi di ansia e di dolore.
L’anima si fa corteccia e sale alla vampa del sole, per poi bere il perdono in un calice di acqua piovana.
Urto. E danzo. Le mie si aggrappano al cielo, mentre un tamburo spacca.
Vibra fin nel terreno.
L’aria si fa musica. E mi perdo.
E mi vedo. Tu non sei volto… sei il vuoto che mi regge, l’aria che mi fonda, l’ombra dei miei passi, voce che mi attende da sempre.
Qui eri da sempre. E solo ora ti riconosco.

All’alba, scrivo versi con inchiostro di rugiada,
http://www.elena-nen.com
sull’amore che la rondine canta,
sul vestito dorato, con cui il sole veste il fiume,
e il cigliegio d’aprile sussurra al tempo,
con il suo profumo.
<ELENA NEN >
Mese dei ciliegi in fiore, mese di rinascita.
Un fruscio… di vento mai stato—
una crepa… non ancora muro;
la pace che precede il rumore muto, quando una spia… accende il profondo, irradia:
La poesia si schiude nel buio…
e crea l’essenza di ciò che è taciuto.

Quando il buio si amalgama con i contorni del mondo e le comete rigano il dorsale della terra, il sogno si fa anima e il respiro forma,; nell’ombra di chi resta sul bordo, un coraggio che spicca il volo per rubare una scintilla d’oro.
Sarei stata incendio nel mondo terrestre, se la ragione lo avesse permesso, sarei caduta come piombo d’estate sul fango, se il cuore non avesse tradito il lancio – piegandosi – prima del salto.
Ed eccomi: inchiodata in mezzo all’istante. Un fantasma che annega nel vapore dell’aria a caccia di un battito rimasto indietro; mentre l’alba divampa, lama di luce sulla lastra di neve che l’attende, poi se ne va.
