Quando il meccanismo s’inclina, non resta che il rumore del ferro contro il mondo.
Un rintocco in meno
Cade la scorza, resta solo il nucleo, strozza il respiro nello schianto del fermo, l’assenza implode in rumori ovunque.
Un guasto nella fibra del corpo, viscera ruggine, in me e sul tempo: schiaccia il fiato, l’aria s’inclina quando il ferro s’arrende.
Senza appoggio né spessore di vuoto, cado e mi rialzo nel fermento del vento, con un rintocco in meno nel petto. Nell’ombra dove respiro, il passo scava il fondo, mi forgia la strada sull’attrito del mondo.
Attendo sul crinale invecchiato i sogni scalfiti sulla linea del tempo; che ritorni la luna e varchi, maestosa, la barriera dell’aria, finché il mio sguardo non diventi vento.
Tendo la mano e muovo le stelle. Forse, in sordina, sosto sull’orlo di parole erose, sporcando di ombra il sole, che mi tocca, mi abbraccia, mi cuce sul corpo un’armatura vitrea.
Resto nel varco, mi faccio universo; divento spazio nel respiro, tra solchi di luna campestri .
@2026. Tutti diritti sono riservati
“Diventare spazio, farsi universo, e scoprire che l’unica armatura possibile è fatta di luce e respiro.“
Cammino nel silenzio della neve che cade, dove il ghiaccio si fa anima e fibra. Solo l’innesto del tuo sole potrebbe Suturare il freddo sotto la mia debole pelle.
La mia mente, maree di onde spente; scivolo sul riflesso di un altrui perdono, una scintilla fatua che non riscalda il mio buio.
Resto sul fondo di questo tempo arreso, nel suono vibrante di un nervo scoperto. Stella che sbatte contro la notte, io — resto sospesa tra il blu e il nero, un ritmo d’avo, una forza antica — attendo che si compia il disgelo, per splendere luce, nel mio impero.
@ Elena Nen 2026.
“Dalla pelle debole, ferita dal gelo, alla scoperta di un ritmo antico che abita il profondo.”
Ti auguro un Natale che non faccia rumore, ma che sappia abitare in ogni angolo del cuore, come la polvere bianca che danza nell’aria o il calore che sboccia da un raggio di sole.
Prevale il vento di primavera, un graffio che increspa l’eco, di questo tempo, che spinge aspro, nel mio universo.
Solcare prati perenni, spezzare il cemento che sbarra il passo sul suono del silenzio che brucia; io respiro fuoco, nel mio cuore affamato, di luce pura e inchiostro sulla pelle.
Sfiora l’ombra di quel sorriso ambiguo, nel battito di questa terra che trema, vibra, dentro la morsa di questo sole invitto.
@ Elena Nen 2026
“Ci sono stagioni che non arrivano per fiorire, ma per segnare, come inchiostro e fuoco oltre il cemento,”
Sogno metalli lucenti. I miei passi affonda nel verde con la colpa del piombo. Il respiro è terra che scava, dove il mio peso cede.
Salgo al luogo arcano – tutto è sordo – dove la cima di roccia taglia il cielo e sfida l’aria muta. Tra spine di gelo il coraggio si schiude, le mani impastano l’aria densa in figure di vento. Poi tace.
La panca: una fredda pietra; un luogo segreto, mi esige la verità non detta. Tolgo di dosso la pelle delle ore morte e della paura, per scorticarmi di ansia e di dolore. L’anima si fa corteccia e sale alla vampa del sole, per poi bere il perdono in un calice di acqua piovana.
Urto. E danzo. Le mie si aggrappano al cielo, mentre un tamburo spacca. Vibra fin nel terreno. L’aria si fa musica. E mi perdo.
E mi vedo. Tu non sei volto… sei il vuoto che mi regge, l’aria che mi fonda, l’ombra dei miei passi, voce che mi attende da sempre. Qui eri da sempre. E solo ora ti riconosco.
All’alba, scrivo versi con inchiostro di rugiada, sull’amore che la rondine canta, sul vestito dorato, con cui il sole veste il fiume, e il cigliegio d’aprile sussurra al tempo, con il suo profumo.
Quando il buio si amalgama con i contorni del mondo e le comete rigano il dorsale della terra, il sogno si fa anima e il respiro forma,; nell’ombra di chi resta sul bordo, un coraggio che spicca il volo per rubare una scintilla d’oro.
Sarei stata incendio nel mondo terrestre, se la ragione lo avesse permesso, sarei caduta come piombo d’estate sul fango, se il cuore non avesse tradito il lancio – piegandosi – prima del salto.
Ed eccomi: inchiodata in mezzo all’istante. Un fantasma che annega nel vapore dell’aria a caccia di un battito rimasto indietro; mentre l’alba divampa, lama di luce sulla lastra di neve che l’attende, poi se ne va.
“Esistere sul confine: Dove il respiro è forma e l’alba lama di luce“
Con il cuore colmo di gioia ed entusiasmo, scrivo queste righe per esprimere la mia più profonda gratitudine per la pubblicazione del mio libro, “Naufraghi dell’infinito” La realizzazione di questo sogno non sarebbe stata possibile senza il prezioso contributo e l’impareggiabile professionalità della Aletti Editore Fin dai primi passi, ho trovato nella vostra redazione un punto di riferimento insostituibile, un team di persone dedicate e appassionate che hanno creduto in questo progetto sin dall’inizio. Grazie infinite #poesia #leggerechepassione #passione
Sul balcone di casa mia, fingendo di trovare pace, fumo con calma la mia sigaretta. Il cielo mi chiama e alzo lo sguardo. Sorrido, immagino di modellare le nuvole, sul cielo del tramonto, che sembrano così bianche e che rispecchiano la loro fragilità nella sensibilità del mio iride.
Il tardo canto delle rondini guida con dolcezza i miei pensieri, come le lancette dell’orologio che guidano il tempo. E il battito sussurrante dei miei pensieri cambia, senza preavviso, in un galoppo discordante rivoltando passato e futuro. A separarli è il presente Che, a me, sembra spesso assente.
Così, tra un tiro e l’altro di questa sigaretta, raduno i miei sogni sparpagliati per il mondo, nel lontano e intoccabile punto del mio orizzonte. Sfido il tempo percorrendo il sogno, sul soffio del mio respiro che scivola, come il movimento di un pennello su una tela, dipingendo l’anima in una rosa nera.
Qua e là, si intravedono le stelle, Giochi di luce in una danza ribelle. La vita è come una sigaretta, Più tiri, più passa in fretta. Ti accorgi quando si spegne di quel che resta, Il mozzicone rappresenta i ricordi della vita che si è spenta. Autore: Elena Nen
Se mi hai visto spaventata,
se mi hai visto arrabbiata,
se mi hai visto piangere,
se mi hai visto ridere,
ascoltare il mio cuore e dare voce alla passione,
allora smetti di correre e amami,
così come mi vedi soltanto tu.
Amami, comunque…
Se hai sentito la pioggia che cade,
se hai sentito la rondine cantare,
se hai sentito il vento soffiare,
se hai sentito la terra tremare,
la musica del cuore suonare per farti emozionare,
allora smetti di correre e amami,
così come mi vedi soltanto tu.
Amami, comunque…
Fermo il mondo,
rimango in ascolto.
Fermo anche il tempo
per sentire il fuori, dentro,
per vedere con il cuore
il pentagramma dell’amore.
Sottosopra il cielo stellato,
il cuore batte disarmato.
Potresti sentire tutto il mio amore,
se soltanto smettessi di correre e mi amassi,
così come mi vedi soltanto tu.
Amami, comunque…
Fai ballare con ansia
Quella penna cancellabile
Tra le tue sottili dita.
I tuoi confusi pensieri,
Lontani e irreali,
Ti fanno vivere la magia.
Un pensiero preso in prestito
Dalla città di Utopia.
Giro intorno a te,
Vedo brillare nei tuoi occhi
Due cristalli di lacrime.
Un gioco di luci,
In un raggio di sole,
Nasconde nella penombra
Il tuo tormento.
Quel taccuino,
In cui scrivi e cancelli
Pensieri trasformati in parole,
Sa di te e di ogni tua emozione.
Il bello di noi due lo vedi attraverso gli anni, quando tu accetti non per debolezza, ma perché ami. Il bello di noi due sono i difetti, quando tu giorno per giorno tutti li accetti. Il bello di noi due è svegliarci la mattina, quando guardandoci in faccia ci si ama più di prima. Il bello di noi due è quando litighiamo, perché con tenerezza finisce in un: ti amo. Il bello di noi due è il nostro peso, quando decidiamo di restare e affrontare il peggio. Il bello di noi due sono le lacrime, che fanno brillare l’amore dentro le anime. Il bello di noi due è quando si ha paura, perché in quel momento dell’altro ti prendi cura. Il bello di noi due inizia da noi e non finisce mai, finche siamo noi.~Elena Nen Link: Nessuno sente la resa
Raccontaci del tuo primo giorno in qualcosa: a scuola, al lavoro, come genitore, ecc.
Non ero pronta per essere madre, ma nel momento in cui ho preso per la prima volta mio figlio tra le braccia e l’ho guardato, ho sentito il suo battito nel mio e ho capito che lui è e sarà per sempre il mio tutto, il capolavoro della mia vita. -> Elena Nen
Come posso sciogliermi nel mare? Quando scuote le onde al sentir pulsare il sole in fondo a sé, mentre bacia la febbre stesa sulla prua che ha sapore dei tuoi occhi, in me.
Al chiarore di luna — sull’ombre e lame — resto inchiodata ma l’essenza sbanda, vibra quando il tuo respiro soffia come il vento, in me.
Come posso tornare senza un peso? Quando mi perdo nel tempo, che m’urla all’orecchio “non c’è più tempo!” mentre le lancette, chiodi nel muro, chiudono le.porte dietro di me.
Ed io, un ultimo sguardo al crollo dei minuti: disfarmi del sogno è tutto quel che so. Tornare nel mare, dove l’abisso mi regna poi mi imprima nel glossario del mare.
Lascia che le ore smettano di ferirti per diventare finalmente parte dell’immenso.