Attendo sul crinale invecchiato i sogni scalfiti sulla linea del tempo; che ritorni la luna e varchi, maestosa, la barriera dell’aria, finché il mio sguardo non diventi vento.
Tendo la mano e muovo le stelle. Forse, in sordina, sosto sull’orlo di parole erose, sporcando di ombra il sole, che mi tocca, mi abbraccia, mi cuce sul corpo un’armatura vitrea.
Resto nel varco, mi faccio universo; divento spazio nel respiro, tra solchi di luna campestri .
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“Diventare spazio, farsi universo, e scoprire che l’unica armatura possibile è fatta di luce e respiro.“
Come posso sciogliermi nel mare? Quando scuote le onde al sentir pulsare il sole in fondo a sé, mentre bacia la febbre stesa sulla prua che ha sapore dei tuoi occhi, in me.
Al chiarore di luna — sull’ombre e lame — resto inchiodata ma l’essenza sbanda, vibra quando il tuo respiro soffia come il vento, in me.
Come posso tornare senza un peso? Quando mi perdo nel tempo, che m’urla all’orecchio “non c’è più tempo!” mentre le lancette, chiodi nel muro, chiudono le.porte dietro di me.
Ed io, un ultimo sguardo al crollo dei minuti: disfarmi del sogno è tutto quel che so. Tornare nel mare, dove l’abisso mi regna poi mi imprima nel glossario del mare.
Lascia che le ore smettano di ferirti per diventare finalmente parte dell’immenso.
Sogno metalli lucenti. I miei passi affonda nel verde con la colpa del piombo. Il respiro è terra che scava, dove il mio peso cede.
Salgo al luogo arcano – tutto è sordo – dove la cima di roccia taglia il cielo e sfida l’aria muta. Tra spine di gelo il coraggio si schiude, le mani impastano l’aria densa in figure di vento. Poi tace.
La panca: una fredda pietra; un luogo segreto, mi esige la verità non detta. Tolgo di dosso la pelle delle ore morte e della paura, per scorticarmi di ansia e di dolore. L’anima si fa corteccia e sale alla vampa del sole, per poi bere il perdono in un calice di acqua piovana.
Urto. E danzo. Le mie si aggrappano al cielo, mentre un tamburo spacca. Vibra fin nel terreno. L’aria si fa musica. E mi perdo.
E mi vedo. Tu non sei volto… sei il vuoto che mi regge, l’aria che mi fonda, l’ombra dei miei passi, voce che mi attende da sempre. Qui eri da sempre. E solo ora ti riconosco.
Un fruscio… di vento mai stato— una crepa… non ancora muro; la pace che precede il rumore muto, quando una spia… accende il profondo, irradia: La poesia si schiude nel buio… e crea l’essenza di ciò che è taciuto.
La vita, un superfluo respiro tra due mondi, balla sul filo dell’effimero, dove l’attimo scolpisce il nostro essere nella roccia del tempo, prima che la polvere ci riassorba nell’oblio di un ricordo sbiadito.
Tra un battito e l’altro dell’universo,
dove la voce ha spento il suo verso,
e dove le strade non ha un senso,
nel gelido buio, il cuore si è perso.
Avvolta nei pensieri, trucidati dal giorno,
canta l’inno della debolezza, che trasmette il mondo.
Senza riflesso negli specchi della vita,
l’orrore si fa strada, come un vortice,
distruggendo l’ultimo soffio dell’anima.
Il vento suona con amore un richiamo,
un battito di cuore,
apre le finestre per far entrare la luce solare,
su quest’anima che,
nel silenzio abissale, si era smarrita.
Con il cuore colmo di gioia ed entusiasmo, scrivo queste righe per esprimere la mia più profonda gratitudine per la pubblicazione del mio libro, “Naufraghi dell’infinito” La realizzazione di questo sogno non sarebbe stata possibile senza il prezioso contributo e l’impareggiabile professionalità della Aletti Editore Fin dai primi passi, ho trovato nella vostra redazione un punto di riferimento insostituibile, un team di persone dedicate e appassionate che hanno creduto in questo progetto sin dall’inizio. Grazie infinite #poesia #leggerechepassione #passione
Sul balcone di casa mia, fingendo di trovare pace, fumo con calma la mia sigaretta. Il cielo mi chiama e alzo lo sguardo. Sorrido, immagino di modellare le nuvole, sul cielo del tramonto, che sembrano così bianche e che rispecchiano la loro fragilità nella sensibilità del mio iride.
Il tardo canto delle rondini guida con dolcezza i miei pensieri, come le lancette dell’orologio che guidano il tempo. E il battito sussurrante dei miei pensieri cambia, senza preavviso, in un galoppo discordante rivoltando passato e futuro. A separarli è il presente Che, a me, sembra spesso assente.
Così, tra un tiro e l’altro di questa sigaretta, raduno i miei sogni sparpagliati per il mondo, nel lontano e intoccabile punto del mio orizzonte. Sfido il tempo percorrendo il sogno, sul soffio del mio respiro che scivola, come il movimento di un pennello su una tela, dipingendo l’anima in una rosa nera.
Qua e là, si intravedono le stelle, Giochi di luce in una danza ribelle. La vita è come una sigaretta, Più tiri, più passa in fretta. Ti accorgi quando si spegne di quel che resta, Il mozzicone rappresenta i ricordi della vita che si è spenta. Autore: Elena Nen