Simbiosi di venti

Attendo sul crinale invecchiato
i sogni scalfiti  sulla linea del tempo;
che ritorni la luna e varchi, maestosa, la  barriera dell’aria, finché il mio sguardo non diventi vento.

Tendo la mano e muovo le stelle.
Forse, in sordina, sosto sull’orlo di parole erose, sporcando di ombra il sole, che mi tocca,  mi abbraccia,  mi cuce sul corpo un’armatura vitrea.

Resto nel varco, mi faccio universo;
divento spazio nel respiro, tra solchi
di luna  campestri .

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Diventare spazio, farsi universo, e scoprire che l’unica armatura possibile è fatta di luce e respiro.


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