Ridotta a una fessura nel buio,
un corpo incastrato, usato, concluso.
Mi sento un disastro.
Ma nel cuore dell’uragano,
il fragore nasconde il pianto.
Non c’è trucco, non c’è menzogna:
solo il diluvio che lava la rabbia.
Sono un invito sul cemento sbiadito,
un perimetro vuoto, un fiato senza riposo.
Ma nel cuore di questa turbina
divento il vento.
In mezzo all’asfalto, lo schianto del tuono
è meno assordante del dolore
che c’è nel mio petto.
Non ti chiedo nulla, non mi devi nulla:
prenditi il mio nome, portami via.
Mi dono con tutto e nel tutto a te.
Non sono un resto, né un avanzo,
né uno scarto: sono un cuore
che non ha trovato ombra
in questo mondo scottante,
che chiamano sole.















~Elena Nen 