Attendo sul crinale invecchiato
i sogni scalfiti sulla linea del tempo;
che ritorni la luna e varchi, maestosa, la barriera dell’aria, finché il mio sguardo non diventi vento.
Tendo la mano e muovo le stelle.
Forse, in sordina, sosto sull’orlo di parole erose, sporcando di ombra il sole, che mi tocca, mi abbraccia, mi cuce sul corpo un’armatura vitrea.
Resto nel varco, mi faccio universo;
divento spazio nel respiro, tra solchi
di luna campestri .
@2026. Tutti diritti sono riservati
