Sogno metalli lucenti. I miei passi affonda nel verde con la colpa del piombo.
Il respiro è terra che scava, dove il mio peso cede.
Salgo al luogo arcano – tutto è sordo – dove la cima di roccia taglia il cielo e sfida l’aria muta.
Tra spine di gelo il coraggio si schiude, le mani impastano l’aria densa in figure di vento. Poi tace.
La panca: una fredda pietra; un luogo segreto, mi esige la verità non detta.
Tolgo di dosso la pelle delle ore morte e della paura, per scorticarmi di ansia e di dolore.
L’anima si fa corteccia e sale alla vampa del sole, per poi bere il perdono in un calice di acqua piovana.
Urto. E danzo. Le mie si aggrappano al cielo, mentre un tamburo spacca.
Vibra fin nel terreno.
L’aria si fa musica. E mi perdo.
E mi vedo. Tu non sei volto… sei il vuoto che mi regge, l’aria che mi fonda, l’ombra dei miei passi, voce che mi attende da sempre.
Qui eri da sempre. E solo ora ti riconosco.
