Fiocchi di fuoco rotolano nel triste vento Bruciando fuori e dentro il buio del giorno. La luna piena che copre, con il suo manto,la Terra E il cuore, un vulcano ferito sopprime l’amore Con la pioggia che lava tutti colori dell’arcobaleno. Tutto sta scritto sulle pagine ingiallite di un libro Abbandonato nell’angolo remoto della vita, Per tracciare le ferite dell’anima che nascondono Al mondo quanto si sente maledettamente sola.
E fu un passato,e fu una storia, e fu un amore, E fu qualcosa di più di un semplice fiore. E fu la luce e anche il buio,e fu il cielo, la terra e le stelle, per leggere fra le loro righe il vero amore.
La punta stilografica si muove dolcemente Per attenuare il dolore che in ogni goccia si sente E pagine fragili del vecchio taccuino si muovono a fatica, Con pause fra le parole di una grossa matita Che scrive e riscrive, sulle onde di un fiume di righe, La nostra vita.
Ed è un presente, ed è una storia, ed è un amore, Ed è un qualcosa di più di un semplice fiore. Ed è la luce ed è anche il buio, ed è il cielo, la terra e Le stelle, ed è scritto fra le righe cos’è l’amore.
L’alba si alza accompagnata dal canto delle rondini, Dal profumo dei fiori e dall’aria fresca che abbraccia Il cuore e sussurra, fra i raggi del sole che bussa Nella finestra, di svegliarsi e festeggiare la vita.
E sarà un futuro, e sarà una storia, e sarà un amore, E sarà un qualcosa di più di un semplice fiore. E sarà la luce e anche il buio, e sarà la terra, Il cielo e le stelle e scriverà fra le righe cosa sarà il vero amore.
La libertà è camminare sulle onde del tempo,
senza le barriere che, spesso, ci crea il mondo;
è trattenere, nelle proprie mani, le gocce dell’immortalità
e non sentirsi prigionieri di una vita finta.
Creiamo, frequentemente, voragini tra noi e il mondo, perché sentiamo di non appartenere a questo luogo.
E se mai esistesse un ponte, che ci congiunga,
la cattiveria umana lo ammuffisce e ci disgiunge.
Spesso non si comprende la libertà.
Non si sa nemmeno cosa essa sia,
e non perché la storia non la racconta,
semplicemente perché non la si tollera.
Ovunque tu vada, la libertà ha le sue espressioni.
A volte si moltiplica, si confonde e si perde.
Altre volte, invece, ci affligge e la si maledice,
perché la mente o il cuore non la comprende.
La libertà può essere una preghiera detta al vento. Quell’attimo di solitudine che ci permette di abbracciarci
e rincuorare noi stessi, per modellare con amore i
l telaio per una vita migliore.
Ma poi, cos’è la libertà, quando siamo schiavi del denaro, schiavi della società e dei governi?
Cos’è la libertà quando esistono coercizioni,
convenzioni e dominazioni?
Se usiamo, dunque, il lume della ragione,
la libertà ci appare come un’illusione.
È come la nebbia che scende, poi se ne va.
È come il sole che brilla durante l’inverno.
È come un pezzo d’ombra nel deserto.
È ovunque e, nel contempo, da nessuna parte.
Questa è la mia visione della libertà:
un puzzle a cui mancano i pezzi,
che rende vulnerabile il mondo
e disfa il tempo per non avere tempo.
Un salto nella luce e sento il suono
Dolce delle risate che provocano un’eco
Nella mia mente, come il vento d’estate,
Dove io voglio restare per sempre.
Una luce che mi avvolge nel tiepido tempo,
Dove i ricordi stendono un tappeto su cui io
Possa camminare accompagnata dalla
Brezza dell’amore e da un infinito senso di pace.
Qui voglio restare, nella luce, lontano
Dagli artigli dell’invidia e dell’insofferente
Arroganza con cui occhi in fiamme mi
Cercano, come un falco cerca la sua
Preda, per masticarmi come fossi
L’ultima briciola.
Qui, di fronte al mare, dove i tuoi raggi
Mi cullano in una pacifica luce, io
Trasformo la mia inquietudine in quiete
E il mio cuore, a ritmo di speranza, batte
Nel profondo del mare al suono del sale.
Qui, nell’aurora boreale dei tuoi raggi,
Che filtrano alla luce crepuscolare e
Ondeggiano con l’eleganza di un angelo,
Io voglio sognare e ritrovare il sole…
Che è in me.
Lettere in volo, come la neve, descrivono in aria l’amore;
poi si disperdono, si rincorrono, poi ritornano, da me.
Mi trafiggono, mi uccidono, poi mi risvegliano dai sogni,
dentro altri sogni.
Perdonami, essere, se ti ho deluso.
Non c’è tempo, dentro il mio tempo,
e con uno scrocchio delle dita mi rende invisibile
alla vita che scorre come un fiume e si perde in un barlume,
per poi spegnersi e lasciarmi qui, nel buio.
Perdonami, anima, se mi sono nascosta.
Si disperdono, si raccolgono, mi lavano con lacrime,
mi vestono di odio, mi nutrono di sofferenza
per poi mostrarmi con orgoglio al mio riflesso, dentro lo specchio.
Perdonami, cuore, se mi sono dimenticata.
Si sollevano, si abbassano, mi dipingono con la paura,
mi scolpiscono con la vergogna
per poi poggiarmi come trofeo sullo scaffale dell’indifferenza.
Perdonami, vita, se ti ho tradita.
Il signor Coraggio non dice basta,
la signora Pazienza è intrappolata e l’Orgoglio sanguina.
Io, un ricordo dentro al ricordo, briciole di me e gocciole di vita,
guardo da lontano come il respiro diventa vortice e se ne va.
Annaspo nell’oceano delle delusioni chiamato vita, dove si fondano il dolore, la sofferenza e l’angoscia che mi abbracciano con forza e mi trascinano giù, nell’abisso profondo, per inghiottirmi e togliermi l’ultimo respiro e l’ultima luce che i miei occhi trattengono.
Remo contro corrente, lotto contro i mulini a vento e L’urlo del mio silenzio sprofonda nell’immondizia di parole che ogni giorno l’essere umano sgranocchia per poi sputare dalla sua bocca come veleno. Prigioniera della paura che non permette di sbirciare fra gli anfratti dei pensieri, di guardare oltre il muro, di evadere, vivere.
Ecco come è precipita la vita perché, per quanto ci si aggrappi alla speranza, i troppi colpi inferti dal destino frantumano il cuore come la porcellana. Non c’è amore, soltanto un riflesso di ciò che vogliamo avere, e sempre lo si scambia per qualcos’altro.
Sono intrappolata e ogni singola cellula del mio corpo sanguina, brucia ed emana dolore, perché soffro. Non avrei dovuto accendere la miccia della speranza. È sempre stato cenere, ed è cenere tutto ciò che ho toccato e tocco. Avrei dovuto capire, lasciar perdere, ma ho continuato a ingannare me stessa, pur sapendo la verità.
La felicità è un qualcosa di sfuggente, scivola, si scioglie proprio come la neve quando cade sul palmo della mano. Appena la tocco svanisce nel nulla. È questo che fa la sofferenza, mi fa navigare nelle acque più profonde della memoria, a volte va oltre i mari dei sogni, oltre l’immaginazione e amareggia nell’isola che non c’è.
Mi perdo. Pur volendo arretrare, lei mi trattiene, mi fa conoscere l’indifferenza e, a poco a poco, ogni particella di ciò che ancora resta di me sembra alzarsi in volo, senza mai guardare indietro.
Leggerezza. Il flusso cristallino del mio io giocherella in una danza lenta e allo stesso tempo rapida. Non ho paura, non sento dolore né sofferenza, soltanto pace. Un ultimo sguardo a quel corpo in cui ero imprigionata, in cui non ero io. Un corpo che non mi permetteva di fare ciò che desideravo.
Muovermi, viaggiare, vedere il mondo, sentire la brezza del mattino, annusare il profumo del mare. Avrei voluto fare tante cose, avrei voluto esserci, come il respiro della vita che per me c’era.
Ma soltanto il respiro c’era, nulla di più. Avrei voluto tante cose, ma quelle cose sono soltanto bagliori di luce nel buio, ingannatrici di cuori speranzosi, appiglio per sorreggermi, niente di più. Avrei voluto sentire la brezza della felicità di cui soltanto nei libri trovo traccia. Avrei voluto ubriacarmi di quell’amore che tanto strugge il cuore.
Avrei voluto… Questi pensieri divampano nella mia mente, accendendo quel fuoco di rabbia nel mio corpo che pensavo fosse ormai spento. Scosse di dolore lo attraversano e la pelle si gonfia per i brividi. Avrei voluto… ma questo “avrei voluto” viene spazzato via dalle lacrime che rigano le guance, come un fiume in piena. Ed eccomi qui.
Annaspo. Annaspo nei miei stessi sentimenti. Vorrei essere forte, spegnere il vulcano che c’è in me. Vorrei… essere, perché sono il vuoto di qualcosa impercettibile che mi veste con l’indifferenza, l’inadeguatezza e l’ignoranza del tutto. Ed eccomi qui, avrei voluto, vorrei, ma il mio annaspare continua in un mondo dove sembra tutto perfetto, ma nulla lo è. Le stelle si spengono, i grilli canticchiano e L’alba si fa strada fra le sfumature della notte Che, via via, se ne sta andando. L’anima si ribella davanti a questa immagine, a un qualcosa di meraviglioso e allo stesso tempo amaro, perché si apre un altro giorno in cui annaspare sembra essere destino.