Cade la notte, non è un velo:
è un rubare di luce per esporre il dolore.
I ricordi si allungano, ombre sul muro del tempo,
fotografie in bianco e nero vive un istante
prima di sparire.
Ed io scalza, su quest’aspro dei sogni,
sento le ombre risalire le caviglie come frecce
fino a scolpire il silenzio che mi tormenta:
un vuoto senza luce, senza colori,
tagliente come carta che recide l’aria nel petto.
Pasqua, 2026
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