Amami comunque

Se mi hai visto spaventata,
Se mi hai visto arrabbiata,
Se mi hai visto piangere,
Se mi hai visto ridere,
Ascoltare il mio cuore
E dare voce alla passione,
Allora smetti di correre e amami
Così come mi vedi soltanto tu.
Amami comunque…

Se hai sentito la pioggia che cade,
Se hai sentito la rondine cantare,
Se hai sentito il vento soffiare,
Se hai sentito la terra tremare,
La musica del cuore suonare
Per farti emozionare,
Allora smetti di correre e amami
Così come mi vedi soltanto tu.
Amami comunque…

Ferma dietro il mondo
Rimango in ascolto.
Fermo anche il tempo
Per sentire il fuori dentro,
Per vedere con il cuore
Il pentagramma dell’amore.
Sottosopra il cielo stellato,
Il cuore batte disarmato.
Potresti sentire tutto il mio amore
Se soltanto smettessi di correre e mi amassi
Così come mi vedi soltanto tu.
Amami comunque…

~Elena Nen (Poeta finalista al concorso di poesia “Tra un fiore colto e l’altro donato” – Aletti Editori)

Elena Nen – Autore

Le ceneri nel cielo notturno di Marzo

Dal cielo notturno di Marzo
Le stelle cadono, nel silenzio assordante
Del Mondo che giace.

Le anime incenerite salgono
Al di là del cielo e dell’arcobaleno,
Guardate dalle lacrime perse.
E le preghiere vestono il cuore
Davanti alle nostre finestre.

Nelle strade deserte e le case fredde
La solitudine ha preso forma,
La primavera sembra inverno.
Nell’aria si sente il ghiaccio
E all’orizzonte non si vede altro
Che le ombre di questo passato.
~ Elena Nen

Il bello di noi due

I Il bello di noi due lo vedi attraverso gli anni,
quando tu accetti non per debolezza, ma perché ami.
Il bello di noi due sono i difetti,
quando tu giorno per giorno tutti li accetti.
Il bello di noi due è svegliarci la mattina,
quando guardandoci in faccia ci si ama più di prima.
Il bello i noi due è quando litighiamo,
perché con tenerezza finisce in un: ti amo.
Il bello di noi due è il nostro peso,
quando decidiamo di restare e affrontare il peggio.
Il be di noi due sono le lacrime,
che fanno brillare l’amore dentro le anime.
Il bello di noi due è quando si ha paura,
perché in quel momento dell’altro ti prendi cura.
Il bello di noi due inizia da noi
e non finisce mai, finche siamo noi.

Elena Nen
Elena Nen


Link Silloge: Nessuno sente la resa

Sognai

Sognai e vidi la mia mamma,
su una panca accanto a mio padre.
Mi sorrideva e con la mano salutava, io mi sentivo come volare.
Si alzò, verso di me s’incamminò, appoggiò la mia testa al suo petto. Sussurrò parole dolci all’orecchio
e il mio cuore sussultò.
La mia mamma, la mia medicina
del mio cuore rattristato.
Per un periodo l’avevo allontanato in cantina,
perché avevo perso tutto ciò che amavo.
«È ora di alzarsi figlia mia,
il mondo ti aspetta, anche se è una follia».
Poi mi baciò la fronte e mi lasciò la mano
e verso mio padre si stava avviando. All’improvviso fui attratta da un rumore,
sentivo in lontananza qualcosa che suonava.
Verso un mondo triste e pieno di dolore,
rompendo quella piccola magia, mi portava.

Link: Nessuno sente la resa

[…Guardò fuori dalla finestra, aveva cominciato a piovere e la gente andava di fretta; ragazzi che come lei non erano andati a scuola facevano un gran baccano per le strade; mamme spettinate che cercavano di allungare il passo per non bagnarsi spingendo i neonati nei passeggini, altre trascinando a forza un figlio reticente. A dire il vero quelle scene la facevano un po’ridere, Stella pensava: «Poverine, chissà quanto avranno da fare». Gli uomini con la valigetta ventiquattr’ore che correvano dietro ai taxi; senzatetto che si riparavano dalla pioggia…già, i barboni, com’è strano il mondo. Tornò alla sua tazza di tè e la sorseggiò un po’, ma in quei caldi tratti sentì tutto il calore dell’abbraccio di sua madre, il suo amore, e come un lampo nella sua mente passò tutta la loro vita insieme. Le sembrò che il tempo fosse volato, invece passarono soltanto pochi minuti. Appoggiò la tazza sul tavolo e ritornò con lo sguardo alla finestra. C’era ancora un via vai di gente, ma qualcosa attirava sempre di più la sua attenzione, era quel senzatetto sdraiato su un cartone, così le sembrava, con avvolto in uno straccio, sicuramente una coperta usata e vecchia. Vide che da sotto la coperta facevano capolino delle orecchie, poi un musetto…era un cagnolino! L’uomo si alzò e sistemò la coperta, con una carezza fece sedere il cucciolo più vicino a sé, tirò fuori da un sacchetto qualcosa che somigliava a un pezzo di pane minuscolo, lo spezzò a metà e una parte la diede al cane mentre l’altra la rimise a posto…]Link: La mia tesi sul mondo. Il diario di Stella